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La complessità in finanza è spesso un alibi

Come il linguaggio tecnico allontana le persone dalle decisioni importanti

Molte persone non si bloccano perché non capiscono, ma perché si sentono stupide, non all’altezza. E non è mai davvero colpa loro: è quasi sempre il sistema finanziario tradizionale che “parla male”.

E cioè usa un linguaggio pieno di termini, acronimi, formule, frasi perfette, ma fredde. Così tecnico da non essere inclusivo.

Nell’era dell’inclusività.

E quando qualcosa non ti include vuol dire che è vero l’esatto opposto: ti allontana.

Così, smetti di essere partecipe delle tue decisioni importanti e inizi solo ad assistere a esse. Non è la stessa cosa.

Annuisci, ascolti, speri di averci capito abbastanza. E nel frattempo, però, perdi la cosa più importante: il focus, la tua lucidità.

È così che il linguaggio tecnico viene usato come strumento di potere. Ma non sempre è una questione di malizia: è sempre stato così, e così si continua a fare.

Il mondo finanziario si è costruito così: complesso, specializzato, tecnico. E la complessità, nel tempo, è diventata quasi un requisito di autorevolezza.

Ma è autorevolezza o alibi?

Perché se tu non capisci, allora:

  • È normale;
  • È colpa del mercato;
  • È colpa della finanza che “È fatta così”;
  • E, soprattutto, non è mai responsabilità di chi te lo sta spiegando.

La complessità protegge chi parla, rendendo fragile chi ascolta.

E allora inizia la commedia: non si capisce ma si finge di aver capito. Per evitare brutte figure, per evitare di ammettere un proprio limite, per non dimostrarsi ingenui.

Quindi resti in silenzio. Ma il silenzio, in finanza, è devastante: una decisione importante non può nascere dall’imbarazzo. Quando ti senti inadeguato smetti di fare domande, smetti di chiedere chiarimenti, smetti di verificare se quella scelta è coerente con te.

Si smette di decidere per iniziare a delegare (tutto e male). Perdi il controllo, perdi la serenità. Perché la serenità non nasce mai dall’aver “capito abbastanza”, ma dal sentirti parte della scelta.

Risolviamo l’equivoco.

Semplificare non è dire poco, ma rendere tutto comprensibile. Il linguaggio chiaro non toglie rigore, lo dimostra. Una consulenza fatta bene non taglia contenuti: ti dà quel che serve.  soprattutto usa parole che permettono all’altra persona di partecipare.

Perché il succo non è “impressionare” ma “confrontarsi”.

Ecco perché una consulenza adulta fa tutt’altro. Non impressiona ma mette a proprio agio e responsabilizza.

Puoi preferire un linguaggio chiaro e accessibile, che parli della tua vita e non solo di mercati. Un linguaggio che ti renda partecipe e non osservatore lontano.

Puoi sceglierlo.

 

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